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8 marzo

8 marzo 2013

L'8 marzo è la giornata in cui ci si sente vicini alle donne che stanno vivendo la difficile esperienza della malattia oncologica. Il cancro genera una sofferenza molto forte legata alla perdita delle buone relazioni con se stesse e con gli altri. E' pertanto necessario confrontarsi con altre donne che vivono le stesse difficoltà, per condividere ansie e perplessità: chiedere un supporto psicologico rappresenta una valida possibilità per affrontare il percorso malattia-cura-guarigione. La presenza di persone esterne alla famiglia significa avere un contributo che può essere determinante ai fini della amministrazione delle proprie energie dopo aver superato lo choc della diagnosi. Infatti, le donne in cura che godono della loro presenza, hanno una reattività maggiore alla patologia che include anche l'abituarsi ad un nuovo stile di vita comprendente anche una dieta alimentare specifica, riducendo i cibi ad alta densità calorica, bevande zuccherate, carni rosse, evitando gli alimenti conservati, gli alcool, il sale. E' importante non fumare e fare moderata attività fisica.

Solo grazie allo stile di vita sano e battendolo in anticipo con la diagnosi precoce, si può sconfiggere il cancro. La prevenzione va fatta fin da giovani, è il caso della prevenzione del cancro alla cervice uterina con la vaccinazione contro il virus HPV. Alcuni tumori della mammella, possono essere prevenuti grazie ai tests genetici che ci permettono di tracciare profili di rischio.

Quando non si perviene alla guarigione, i malati oncologici devono avere a disposizione degli strumenti per vivere con dignità la malattia, perchè non poter guarire non è sinonimo a non poter essere curati. Quindi l'importanza di poter garantire un percorso di cura completo che rifletta la reale dimensione delle cure palliative rivolte non solo al paziente ma anche e sopratutto alla persona. Le cure palliative sono un fatto di civiltà che soltanto la nuova legge del 3/2010 ha reso possibile integrando l'attività di volontariato con le strutture pubbliche.

Oggi le donne che percorrono questa impervia salita sono tante, come tante sono le lodevoli e necessarie iniziative alle quali tutte le donne sono invitate a partecipare facendo subentrare i più bei sentimenti altruistici ACCOMUNATE DAL DESIDERIO DI CONDIVISIONE E DI VITA!

8 marzo 2011

Ancora in primo piano, la giornata dedicata alle donne. Deve essere una giornata dedicata al diritto-dovere di informarsi, di conoscere, di prevenire i tumori femminili: Se pensiamo che il cancro alla mammella è la neoplasia maligna più frequente nella donna (ne colpisce 1 su 10), se sappiamo che si registrano nel nostro paese 11.000 decessi all'anno e oltre 35.000 nuovi casi. E' la proposta di legge fatta da alcuni politici in rosa di creare unità di patologie mammarie, strutture che porrano al centro dell'attenzione le donne in cui è stato diagnosticato un cancro al seno in cui saranno affiancate contemporaneamente dal chirurgo oncologo, dal chirurgo plastico, dal radioterapista e dal chemioterapista e soprattutto dallo psicologo.

Seguire una donna in tutte le fasi della malattia dalla diagnosi,
all'intervento chirurgico, al piano di cura e nonchè alla ricostruzione del seno fino al follow-up dopo la cura. Le pazienti avranno così modo di familarizzare con i medici che le seguiranno in tutte le loro necessità solo così si potrà rendere meno drammatica e più concreta per il risultato finale: la guarigione.

Fondamentale nella prevenzione dei tumori femminili gli stili di vita corretti: alimentazione adeguata, attività fisica e abolizione del fumo in contemporanea con i controlli periodici di mammografie, ecografie e paptest e ultimamente la disponibiltà di vaccini nell'età puberale per i tumori della cervice uterina.

E non per ultimo l'ottimismo! Ridere fa bene non solo al cuore, ma anche allo spirito, e noi donne siamo portatrici di buon umore!

...nonchè di sensibilizzazione per la prevenzione delle patologie femminili.

c.c. 

 

8 marzo 2010

Nel giorno più contestato e…direi superato…. il pensiero delle donne,e quindi anche il mio, si sofferma su ciò che rende sane le donne: la prevenzione, ormai e fortunatamente entrata nella mentalità delle donne grazie alle campagne di prevenzione contro le patologie tumorali femminili (tumori al seno e all’utero) le donne, oggi fanno prevenzione (con ecografie annuali in età compresa dai venti ai quaranta sopra di questi annualmente è ben effettuare la mammografia e il Pap-test), si curano, quando purtroppo si è colpiti da queste patologie, sia con i farmaci tradizionali sia con cure che provengono dal mondo “natura”, accettano che incidenti di percorso possano avvenire, parlano della loro situazione momentanea, di chemioterapiche e perché no…si iscrivono  a corsi di nuoto, di ballo... e li frequentano!

Oggi l’oncologia ha fatto passi da gigante. Attraverso sperimentazioni e osservazioni metodologiche ha fornito al mondo scientifico enormi risultati per il progresso delle cure, sempre più cure e trattamenti personalizzati puntando sul diritto di ricevere la migliore cura possibile e promuovere il benessere del singolo. Gli operatori sanitari, i medici, gli infermieri lavorano quotidianamente per mantenere alta la qualità dell’assistenza e offrire soluzioni innovative auspicando di poter dare speranza e prospettive migliori a chi si trova o si troverà a combattere quello che ancora  oggi è chiamato “male del secolo", l'impronunciabile.

L’OMS ha confermato che l’azzeramento dei decessi per cancro per cancro al seno, potrebbe verificarsi entro il 2020, centinaia di migliaia di pazienti, hanno superato la malattia, i dati  dimostrano che se nel 1950 le possibilità di guarigione erano attorno al 20%, OGGI SONO IL 90%. Perchè questo accada, le donne devono essere pienamente consapevoli del rischio (il tumore alla mammella può colpire a qualunque età), informate sulle soluzioni, libere da paure e pregiudizi, “attive” riguardo alla propria salute. Inoltre la combinazione tra chirurgia plastica e oncologica, nota con il nome di "chirurgia oncoplastica" si propone di offrire a tutte le pazienti le soluzioni più valide per raggiungere il massimo della radicalità oncologica con il miglior risultato cosmetico, affinché la terapia del tumore della mammella non debba essere più sinonimo di mutilazione per la donna e perché la cura del corpo non debba più essere causa di una malattia dell’anima.

c.c.

 

 8 marzo 2009
l'Ottimismo

Ecco ancora una volta la mia insistente presenza (grazie a Dio) nella giornata  in cui si parla di “donne” e il mio pensiero va subito alle donne che vivono o hanno vissuto l’esperienza del percorso di diagnosi e cura da patologie tumorali.

Con ottimismo ammetto che in questi anni- in cui ho cercato di sradicare dal mio fisico questa malattia -oggi finalmente curabile- facendo tutti gli esami di diagnostica e le cure del caso nei vari ospedali e centri di cura.

E’ in questi luoghi che ho incontrato DONNE  che mi hanno fatto apprezzare la grandiosità del ben vivere che scaturisce dalla precarietà del proprio stato di salute.

Madri, mogli, casalinghe o professioniste tutte poco propense all’autocommiserazione e predisposte ad ironizzare sulla propria fragile (ma fortissima) persona. Ho ascoltato piccoli desideri di vita quotidiana, ho apprezzato la volontà di voler essere presenti nelle occasioni familiari e lavorative tra una seduta chemioterapica e/o radioterapia.

I loro desideri… Erano i miei…

Essere costanti nei controlli semestrali (radiografie, ecografie) e annuali (scintigrafie, PET, mammografie) nel caso la patologia è stata già curata, le donne in età fertile devono necessariamente continuare ad effettuare le palpazioni diagnostiche dei seni da sé o presso il nostro medico di fiducia.

Dobbiamo essere propensi all’ottimismo, anche quando guariti dalla patologia cancerosa, in uno dei vari esami  di routine, la malattia si ripresenta con una recidiva…

Si ricomincia un nuovo percorso curativo, non necessariamente più impegnativo del precedente e poi già fiduciosi dell’esperienza passata  si tollerano più facilmente i disagi della terapia.

Da spettatrice e da protagonista di questa esperienza, benedico il caso o il fato che mi ha permesso di essere Colei che sorride!  

 

c.c.

 

8 marzo 2008

La prevenzione

 In occasione dell’8 marzo credo che la mia ingombrante presenza sia necessaria per dare una testimonianza alle donne che vivono il forzato percorso chemio e radioterapico in seguito a patologie oncologiche.

 Ecco quindi che questo giorno, sempre dedicato alla donna, diventa un momento in cui noi donne possiamo volerci ancora più bene, non solo fiori gialli e cioccolatini, ma anche e soprattutto prevenendo –con l’informazione- i tumori femminili.

In questo contesto rieccomi!  Fiduciosa nel futuro.

E’ passato un anno, mi sono sottoposta a cicli trimestrali e annuali di esami di controllo, faccio questi esami, sicura che andrà tutto bene.. Ma se non dovesse essere così? Dovrei accettare di buon grado affrontando tutto ciò che ne verrebbe, con la sicurezza che alla fine tutto andrà bene.

L’ottimismo non dovrà mai mancare. Mi si potrebbe dire: “parli proprio tu di ottimismo?“ infatti, l’autopalpazione e l’ecografie fatte ogni semestre, evidenziavano fibroadenomi di natura benigna.

All’improvviso c’è stata la nuova calcificazione di tipo maligno.

La mia tempestività e la disponibilità dei medici ad effettuare tutti i controlli (mammografia, ago aspirato), ha fatto si che si potesse intervenire precocemente con ottimi risultati.

Ecco quindi che devo lodare l’ottimismo, e poi, me l’hanno detto più volte, se vado in depressione, apro una strada privilegiata al tumore.

Per le giovani donne (13/18 anni), oggi c’è la possibilità di sottoporsi alla profilassi con il vaccino contro il virus HPV, sono tre somministrazioni da fare in sei mesi. Infatti, il cancro al collo dell’utero, è la quarta neoplasia per frequenza nella popolazione femminile del mondo occidentale.

Questo tumore, è legato –in un’alta percentuale di casi- alla presenza del virus HPV, Human Papilloma Virus. Se si ha una lesione provocata da questo virus, una parte di queste evolverà verso lesioni pretumorali.

Ecco perché è importante questa vaccinazione, ecco ancora l’ottimismo!

Possiamo fare molto per noi stesse, stringiamoci l’un l’altra in una rete di conoscenze, sostegno e reciprocità.

Un caro saluto.     

c.c.

 

 

8 marzo 2007

Testimonianza di una donna che vive con la speranza di vincere il cancro…

Il suono di quelle parole ancora rimbombano nelle mie orecchie, è il verdetto dell’oncologo:

E’ un carcinoma mammario maligno… la medicina fa progressi tutti i giorni.

In un attimo mi passò davanti tutta la mia vita, avevo visto persone care soffrire e morire.

Avevo 36 anni due bimbi in tenera età, una separazione malvissuta e sulle spalle il peso del male del secolo: mi bastò. In quel momento non pensai a me stessa, ma ai miei figli e alle persone a me vicino bisognose del mio aiuto. Altre malattie avevano permeato la mia esistenza, ma questa, era sicuramente la più temibile.

Abbracciai i figlioli fortemente, non piansi: capivo che non me lo potevo permettere, dovevo essere forte e ottimista. Iniziai un doloroso percorso.

Facevo controlli frequenti: l’ecografia al seno, come consigliato dai medici, piccoli fibroadenomi tenuti sotto controllo, e qualche ciste sebacea, nulla di grave. Una sera, prima di Natale, mio figlio cucciolone, si poggiava con la testa al mio seno, come aveva sempre fatto. Sentii un dolore, poco più di un fastidio. Mi toccai il seno, e sentii questo nodulo fermo nella sua posizione, mi avevano spiegato che i noduli tumorali sono fissi, al contrario delle ciste che sono mobili al tatto.

Il 28 del mese dovetti affrontare anche una dolorosa diatriba di separazione con il mio ex marito. Il mio medico curante, mi prescrisse un’urgente ecografia. Avevo oramai capito. Feci  l’esame e il medico mi riferì la formazione di una nuova calcificazione, dovevo sottopormi alla mammografia. Questa (fatta più volte), confermò l’ecografia, ho dovuto insistere per fare l’esame, sembra che prima dei 40 anni non sia consigliabile. Era metà gennaio, l’ago aspirato diede la tremenda diagnosi: carcinoma mammario.

Avere del panico lo trovai normale, aggiunsi questo grave problema alla lista dei miei guai, il mio pensiero maggiore, furono i miei bambini.

I medici mi consigliarono di recarmi a Milano per curarmi. Chiamai alcuni cari amici nella capitale lombarda, che mi prenotarono per una visita da un famoso oncologo che visionò i referti da me inviati per posta.

Il professore che mi visitò, aveva inizialmente previsto una quadrantectomia (asportazione parziale della mammella), ma dagli esami fatti in loco, decise la mastectomia (asportazione totale della mammella). Il nodulo, in poco tempo era passato da 2,5 cm di diametro a  5,5 cm! La diagnosi dell’oncologo fu: neoplasia mammaria destra con metastasi linfonodali ascellare.

Ma anche in questo momento dovevo essere forte, prima dell’intervento, dovetti decidere sulla ricostruzione, dovevo scegliere se inserire l’espansore (una protesi temporanea che prepara la cavità sottocutanea per la successiva protesi definitiva).

La mia voglia di vivere e tornare ad essere normale mi fece decidere l’inserimento nello stesso intervento dell’espansore.

Sapevo che riuscendo a superare l’intervento e le successive cure, avrei vissuto la mia menomazione come un handicap anche psichico, mi sarei sentita meno donna?

Il 10 febbraio, subii la mastectomia più la linfoadenoctomia ascellare. Quando mi svegliai dall’anestesia, sentivo dolori lancinanti. In un letto, fasciata e senza forze, l’unico giorno lontano da casa in cui non ho sentito per telefono i miei bimbi.

Dopo i pochi giorni nella clinica, fui ospitata a Milano da chi mi accudì fraternamente.

Antibiotici, antinfiammatori, antidolorifici sono le medicine che prendevo in quei giorni. Feci anche le visite previste per il controllo del drenaggio mammario, poi mi levarono i punti di sutura.

Tornai giù a casa, con l’impegno di rivenire dopo venti giorni per i controlli e per andare in visita da una donna medico oncologo-senologo per le cure successive.

Alla stazione c’era mio cognato che mi aspettava con la mia mamma. Che grande donna lei, mia madre, amata e rispettata da tutti, sempre pronta a soccorrere e ad una parola buona, l’ictus la rendeva goffa ma sempre splendida. Le nostre lagrime si intrecciavano,  e l’abbraccio sembrò infinito. Ero io, adesso, a dirgli parole di conforto e d’ottimismo. Già il cielo le aveva dato il gran dolore della perdita della figlia quindicenne uccisa da questo male.

A casa, arrivarono i bambini, ci abbracciammo, non fu detta una parola, mi toccavano e mi accarezzavano, grazie Dio!

Passarono i giorni e mi ritrovai a Milano, il consulto con gli esperti oncologi mi ha consigliato un ciclo di chemioterapia e uno successivo di radioterapia e mi prescrissero i farmaci.

Mi spiegarono che la chemioterapia e la radioterapia, servono per distruggere eventuali cellule tumorali residue e quindi ridurre il rischio della recidiva. Nel mio immaginario, associavo la chemio ad una serie di effetti collaterali insopportabili che avrebbero peggiorato una situazione psicologica già pesante.

Ritornai a casa mia, e feci gli esami clinici necessari per affrontare la chemio. Iniziai quindi il ciclo di trattamento, sei sedute, una ogni ventuno giorni.  Nausea, vomito, debolezza, inappetenza, e tanti altri sintomi, accompagnano questa cura. Anche la caduta dei capelli, prostra ancora di più. Ecco cosa significa vedersi diversa.

In quel periodo, dovevo trovare tutte le motivazioni per andare avanti, ecco quindi che mettevo al mio carnet di cose belle i miei bambini, i miei cari, il lavoro – andavo a lavorare il giorno successivo alla chemio proprio per sentirmi ancora di più impegnata. Ringrazio ancora i miei colleghi e responsabili per la comprensione e la solidarietà che mi hanno dato.

Il fato volle che durante la chemio, avessi un incidente con la mia auto, una vettura mi tagliò la strada improvvisamente. Al pronto soccorso, tra l’altro, feci la TAC che rivelò l’ematoma cerebrale. Ancora una volta in un letto di ospedale con sofferenze fisiche che non potevano essere alleggerite da antinfiammatori. La chemio, abbassa il numero di piastrine e quindi possono comparire emorragie, i globuli bianchi diminuiti, non mi permettevano di essere trattata con antinfiammatori

Dopo l’incidente, feci l’ultima seduta di chemioterapia – finalmente!

Iniziai la radioterapia,  in una città a circa 100 Km da casa mia, negli ospedali a me vicini, non c’è quest’apparecchiatura. La terapia radiante, mi costringeva a stare ferma in qui pochi minuti affinché venisse colpita con precisione la zona tumorale.

Mi causò un grave eritema sulla parte colpita, ma il maggior sforzo consisteva nel viaggio, che in una calda estate diventava ancora più pesante. Subii le 28 applicazioni, ogni giorno (tranne sabato e domenica).

Da allora, feci tanti controlli, e ultimamente l’intervento di ricostruzione dove venne tolto l’espansore e collocata la protesi definitiva. Anche l’altro seno venne operato, è stato asportato un fibroadenoma e rimodellata la mammella conformandola all’altra.

Pochi giorni fa, ho fatto un importantissimo esame, la scintigrafia ossea, che serve per rivelare eventuali metastasi ossee, che fortunatamente non ha evidenziato problemi. Ora si tratta di rifarlo annualmente, e di seguire tutte le prescrizioni diagnostiche trimestrali (mammografia, analisi del sangue, ecc.). Bisogna anticipare l’eventuale insorgenza di una recidiva, ma oggi i mezzi ci sono!

Ogni donna può, purtroppo, trovarsi a vivere quest’esperienza, è quindi importante eseguire tutta la diagnostica preventiva, consigliata dai medici.

Non facciamoci prendere dal panico e dallo sconforto!

 Dal tumore si può guarire, la scienza fa ogni giorno nuovi passi verso la sconfitta di questo male.

 Durante la fase cruciale della malattia, mentre ci si cura (radio, chemio) è importante tenere su il morale, appigliandosi con tutte le forze a tutto ciò che ci è caro. Facciamoci eventualmente aiutare da uno psicologo. Non mettiamoci molto a letto, e reagiamo con forza.

Crediamo nella solidarietà e nella gente che ci si avvicina.

Anch’io ho creduto fermamente ai medici che mi hanno seguito e mi seguono. Li ringrazio, e ringrazio anche tutto il personale paramedico e gli operatori del sociale con cui ho avuto contatto in questo periodo travagliato. Vedevo in loro, prima, dei dipendenti pubblici, oggi, vedo degli amici.

 Questa breve testimonianza, è volutamente scarna di particolari in quanto lo scopo è quello di affermare che si può vivere anche con una grave patologia come questa e vincerla.

 Invito chi ne sentisse il bisogno, a scrivermi una e-mail (indirizzo nella home page),   risponderò portando la mia esperienza con la speranza di divenire amiche.

 c.c.

 
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